Congregazione sinodale di metà anno

Sabato scorso nella Cattedrale di san Giusto si è tenuta la congregazione sinodale di metà anno, che aveva come scopo l’esame dei documenti che ruotano attorno al tema della fede celebrata.
I documenti, redatti dalla Presidenza a partire dalle bozze consegnate dalle quattro commissioni che hanno lavorato con intensa partecipazione per più di un anno, vertono sui seguenti temi: il ministero presbiterale, il ministero diaconale, le linee per la preghiera privata e in famiglia e gli strumenti per la formazione liturgica.
Come si capisce dai titoli, la riflessione dell’anno si incentra sul tema della fede celebrata nella liturgia, fede che ha nei sacramenti il principio fontale e l’alimento per il suo sviluppo.

Sono intervenuti molti sinodali sia su questioni specifiche, che su questioni concernenti il metodo di lavoro dell’Assise diocesana. Di certo, uno scambio di visioni molto utile al fine di addivenire alla stesura dei documenti che in giugno saranno sottoposti al giudizio e alla votazione dell’assemblea.

All’appello del secondo anno mancano due documenti di particolare complessità contenutistica. Il primo è chiamato a dare le linee guida per la stesura di un direttorio liturgico-sacramentale e il secondo a dare quelle per il direttorio sull’iniziazione cristiana. Le commissioni hanno chiesto e ottenuto maggior tempo per lo studio di questa materia così complessa. L’auspicio è che si possa giungere a lavorare sui testi in assemblea già nel prossimo settembre.

Il cammino sinodale, come si sta sperimentando, è in salita. In primo luogo a causa della difficoltà degli argomenti trattati che necessitano davvero di tanto tempo per lo studio. In secondo luogo, è in salita a causa dell’identità di un sinodo, ben espressa dal termine: syn-odos. È la fatica del camminare assieme: senza lasciare nessuno indietro e senza far correre nessuno avanti. Ma è anche odos. Chissà perché, quando pensiamo ad una strada ce la immaginiamo sempre pianeggiante. L’odos sinodale, invece, è in salita, perché è fatta da un confronto sincero e schietto, fatto di carità e verità. Se così non fosse, il Sinodo sarebbe solo un retorico discorsetto da manuale che tutti amano/devono ripetere.

A muoverci è una convinzione di fondo: la fede! Che sinodali saremmo se la fede fosse solo oggetto di riflessione e non anche soggetto d’azione?
Se abdicassimo a questa fatica ignoreremmo la croce, se ci esonerassimo da questa avventura saremmo inconcludenti, se ci richiudessimo in noi stessi saremmo solo narcisisti.

Pregare, pensare, parlare, votare: ecco la ricetta che la tradizione della chiesa ci consegna, da fare nel Sinodo e non sul Sinodo.

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